22 Feb

Insetti luminosi: piccole torce nei nostri boschi

Molti insetti sono in possesso di una preparazione luminosa o secrezione. Essa ha tutti i vantaggi delle nostre lampade e candele, senza i loro inconvenienti: fornisce luce sufficiente per dirigere il movimento; è in grado di bruciare; viene mantenuta senza bisogno di ulteriori rifornimenti.

Tra gli insetti così singolarmente forniti, vi è un piccolo coleottero (Lampyris noctiluca), da noi conosciuto anche con il nome di lucciola. La femmina di questo insetto assomiglia a un bruco, solo che è molto più schiacciato nella forma; la parte inferiore dell’addome è quella che di notte possiamo osservare con interesse, illuminandosi ad intermittenza.

Lampyris noctiluca © www.fenland-photography.co.uk

Lampyris noctiluca © www.fenland-photography.co.uk

È stato supposto da molti che i maschi delle diverse specie di Lampyris non possiedano alcuna caratteristica di luminosità, ma è ormai accertato che questa supposizione sia imprecisa, anche se la loro luce è molto meno vivida di quella delle femmine. E’ stato osservato, infatti, come il maschio di questa specie possieda quattro piccoli punti luminosi, due su ciascuno degli ultimi due segmenti del ventre

Nei maschi di L. splendidula e L. Hemiptera, la luce è molto diversa, e può essere visto nella ex durante il volo. Le femmine hanno la stessa facoltà di estinzione o di nascondere la loro luce; una disposizione molto necessario a guardia loro dagli attacchi degli uccelli notturni. Mr. White pensa anche che regolarmente messo fuori tra le undici e dodici anni ogni notte, e hanno anche il potere di renderlo un po ‘più vivace del solito.

Lamprohiza splendidula © Flickr

Lamprohiza splendidula © Flickr

Anche se molte delle femmine delle varie specie sono attere, la femmina di Lampyris italica, una specie comune in Italia, è invece alata; e quando un certo numero di queste piccole stelle in movimento sfreccia attraverso l’aria in una scura notte estiva, niente può avere un effetto più bello. Si dice che in India gli amanti adornino le teste delle loro signorecon questi diamanti artificiali, in segno di amore e sensualità.

Oltre alle specie del genere Lampyris, tutte più o meno luminose, un altro insetto della famiglia dei coleotteri, il Pyrophorus noctiluca, è dotato della stessa struttura. Questo piccolo insetto, lungo pochi centimetri, possiede la sua fonte di luce principale in due tubercoli oculari quasi trasparenti disposti sul torace e in due aree luminose nascoste sotto le elitre, che non sono visibili se non quando l’insetto si trova in volo, momento in cui appare ornato con quattro gemme brillanti della più bella lucentezza blu-oro: infatti, tutto il corpo viene avvolto dalla luce, che risplende tra i segmenti addominali quando è allungato. La luce emessa dai soli due tubercoli toracici è così considerevole che la più piccola scritta potrebbe essere letta spostando uno di questi insetti lungo le linee, a mò di torcia.

Pyrophorus noctilucus © www.cookingideas.es

Pyrophorus noctilucus © www.cookingideas.es

Nelle isole delle Indie Occidentali, in particolare a Santo Domingo, dove questi animaletti sono molto comuni, gli indigeni erano già abituati a utilizzarli come vere e proprie lampade viventi, tanto che, nello svolgimento delle loro serali occupazioni domestiche, non è raro vederli utilizzati al posto delle candele. Addirittura, durante gli spostamenti notturni, l’usanza è quella di legarne uno ad ogni alluce, o farne uso anche nella pesca e nella caccia. Per le popolazioni indigene, i Pyrophorus noctiluca sono ottimi anche contro le zanzare, temibili parassiti.

Questi insetti si applicano anche a fini decorativi: durante alcune festività, in particolare nel mese di giugno, vi è l’usanza di raccoglierne in gran numero e legarli intorno al capo degli abitanti più giovani, che galoppano per le strade a cavallo così ornati, producendo, nelle buie sere d’estate, l’effetto di un grande corpo di luce in movimento. Lo spettacolo notturno presentato da questi insetti per gli abitanti dei paesi in cui abbondano è indubbiamente di rara bellezza.

Un simpatico aneddoto riguarda, invece, l’effetto che la prima vista delle lucciole italiane ebbe su alcune signore moresche, ignoranti di tali esemplari. Queste donne erano state fatte prigioniere in mare, e, fino al momento del riscatto, erano custodite in una casa alla periferia di Genova, dove ricevevano spesso le visite di rispettabili abitanti della città; una parte dei quali, una sera, fu sorpresa di trovare le serrande della casa strettamente chiuse e le donne che vi soggiornavano affrante nel più grande dolore e costernazione. Cercando di comprenderne la causa, i genovesi scoprirono che alcuni esemplari di Lampyris italica avevano avuto accesso alla dimora e che le donne all’interno si erano convinte che questi brillanti ospiti altro non fossero che gli spiriti tormentati dei loro amanti; non fu poco, inoltre, il tempo che trascorse prima che potessero essere private ​​di questa idea.

Sciame di lucciole © Tsuneaki Hiramatsu

Sciame di lucciole © Tsuneaki Hiramatsu

Molte persone sono superstiziose riguardo a questi piccoli insetti, credendo, infatti, che posseggano una qualche natura spirituale, legata alle anime uscite dalle tombe; di conseguenza, da evitare come la peste.

Fino ad ora abbiamo preso in considerazione insetti dell’ordine dei Coleotteri; oltre a questi un genere dell’ordine degli Emitteri, chiamato Fulgora, comprende diverse specie, che emettono una luce così potente da aver ottenuto in inglese la denominazione generica di mosche-lanterne. Due fra gli esemplari più interessanti sono il Fulgora lanternaria e il Fulgora candelaria, il primo originario del Sud America e il secondo della Cina. In entrambi, come del resto avviene per l’intero genere,  la sostanza bioluminescente è situata in una piccola cavita semistrasparente posta sul capo. Nel Fulgora candelaria questa cavità è di forma subcilindrica, ricurva all’apice e di pochi millimetri di dimensione. Possiamo facilmente immaginare, come descritto da numerosi esploratori che negli anni hanno avuto la fortuna di assistere a un simile spettacolo, come un albero costellato di una moltitudine di queste piccole scintille di vita, in parte a riposo e in parte in movimento, debba avere in una calda notte d’estate un aspetto magico ed evocativo.

Fonte:  “A Library Of Wonders And Curiosities Found In Nature And Art, Science And Literature“, I. Platt, 1884

 

Bioluminescenza e genetica

Una piccola lucciola © nextdoornature.org

Una piccola lucciola © nextdoornature.org

La bioluminescenza degli insetti è condivisa da molti altri organismi, per lo più marini. Le lucciole principalmente si illuminano con lo scopo di attrarre un compagno e per farlo possiedono alcune cellule specializzate, situate nel loro addome. Le cellule contengono una sostanza chimica chiamata luciferina e producono un enzima chiamato luciferasi. Per fare luce, la luciferina si combina con l’ossigeno per formare una molecola inattiva chiamata oxyluciferin. La luciferasi accelera la reazione, che avviene in due fasi:

  1. La luciferina si combina con l’adenosina trifosfato (ATP), che si trova in tutte le cellule, per formare il luciferyl- adenilato e pirofosfato (PPi) sulla superficie dell’enzima luciferasi.Il luciferyl-adenilato rimane legato all’enzima:
    • luciferina + ATP = luciferyl-adenilato + PPi
  2. Il luciferyl-adenilato si combina con l’ossigeno per formare oxyluciferin e l’adenosina monofosfato (AMP).La luce è emessa e l’oxyluciferin e l’AMP vengono rilasciati dalla superficie dell’enzima:
    • luciferyl-adenilato + O2 = oxyluciferin + AMP + luce

La lunghezza d’onda della luce emessa è compresa tra 510 e 670 nanometri (dal un giallo pallido ad un colore verde tendente al rosso). Le cellule che compongono la luce possiedono cristalli di acido urico che permettono di riflettere la luce dall’addome. Infine, l’ossigeno viene fornito alle cellule attraverso un tubo nell’addome denominato trachea addominale. Non è noto se l’accensione-spegnimento della luce sia controllata da cellule nervose o dalla fornitura di ossigeno.

La reazione chimica luciferina-luciferasi è stata usata per anni per misurare la quantità di ATP prodotto in cellule e varie reazioni chimiche. Recentemente, il gene per l’enzima luciferasi è stato isolato, posto nei geni di altri organismi ed utilizzato per seguire la sintesi e/o l’espressione di altri geni (utilizzato, cioè, come gene reporter).

Fonte: http://animals.howstuffworks.com/insects/question554.htm